Parafascismo
I moderni soloni si affaticano sostenere che questo governo non è un governo fascista in quanto quel regime criminale è ormai morto e sepolto. E' vero: quel regime è definitivamente deceduto il 25 luglio 1943 e, poi, il 25 aprile 1945. Occorre però sapere che qualsiasi regime non si ripresenta mai uguale a quello precedente perché nel frattempo sono mutate le condizioni sociali e politiche che ne avevano consentito la nascita. Oggi, dopo molti decenni, si assiste ad alcuni fenomeni che richiamano il fascismo. L'accanimento pro-presidenzialistico di questo governo non è sorprendente perché rientra nel disegno di trasformare l'Italia in un Paese parafascista. Ne sono la prova il concentramento in mani sicure dei grandi media, il sistema elettorale maggioritario, l’eliminazione di grandi partiti di massa, la deriva corporativa di alcuni sindacati, l'azzeramento dello stato sociale, la funzione del governo divenuto un comitato d'affari della ricca borghesia per redistribuire la ricchezza ed il potere a favore del capitale, le opposizioni vengono marginalizzate insieme al ruolo del Parlamento.
Si tratta di un progetto pericoloso e da contrastare con ogni mezzo!
Poco conta se il nuovo capo si chiami premier o presidente della repubblica. L’articolo 92 della Costituzione viene infatti sostituito con uno nuovo che prevede l’elezione a suffragio universale e diretto del Presidente del Consiglio. In genere le repubbliche di tipo presidenziale prevedono dei contrappesi per limitare il potere del presidente o del premier. Secondo la proposta del nostro governo, invece, il (la) premier avrà automaticamente la maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento il quale nella sostanza diventerà un suo obbediente famigllo. Per i comunisti deve essere chiaro che l’obiettivo, per quanto difficile da raggiungere, non può che essere il cambiamento dei rapporti di forza fra le classi, l’affrancamento dalla gabbia dell’imperialismo americano, il risveglio dal coma profondo nel quale si trova l'elettorato italiano, un coma profondo dal quale non tutti i connazionali si sono ancora risvegliati.