Prima di sbuffare ...
… con aria annoiata e con sufficienza e di emettere giudizi sulla vicenda Ucraina bisogna emanciparsi dalle menzogne occidentali su quanto sta avvenendo, ed è, quindi, necessario partire dalle vicende di Maidan del 2014. Che cosa ha capito della crisi in Ucraina la stampa italiana? Furbescamente quasi niente!
La guerra ha cambiato colore e iniziali sfilate arancioni sono diventate marce militari nere, altro che “rivoluzioni colorate”. È il solito sistema dei due pesi e delle due misure, il diritto all’autodeterminazione, ai diritti civili, viene riconosciuto, dall’Occidente, solo a quelle minoranze che attraverso la rivoluzione, anziché premere alla trasformazione delle strutture sociali del Paese, puntano invece a rovesciare fisicamente un gruppo di dominanti per sostituirli con altri, ma più succubi alle logiche ed agli interessi dell’Occidente.
Dai disordini di piazza Maidan, ecco che le forze governative, legittimamente elette, vengono accusate di ogni violenza sui “pacifici” manifestanti; in seguito scatta la condanna della comunità internazionale con la richiesta di cambio di governo mentre i “pacifici” manifestanti godono dell’appoggio incondizionato dei media, dei politici occidentali e degli intellettuali progressisti. In Ucraina si è verificato un reale colpo di stato con la nascita di un nuovo governo antirusso, spodestando e neutralizzando un presidente democraticamente eletto.
Anche la stampa italica si è subito sottomessa agli interessi american-europei nel soffiare sul fuoco della vicenda Maidan. La stampa italica, preferisce sommergere i lettori sulle notizie dei giocatori di pallone o delle veline, evitando di fornire le corrette informazioni sulle origini delle tragiche vicende ucraine. Perché fingere di non sapere che i manifestanti hanno usato delle tecniche di guerriglia sofisticate: barricate, assalto ai ministeri, lancio di bombe molotov. Tutto questo, ovviamente, per aumentare il caos che avrebbe poi portato alla caduta di Yanukovich. Il Presidente democraticamente eletto. Se questi violenti volevano una risoluzione pacifica della crisi l’accordo era già stato raggiunto.
E in piazza Maidan? Da una testimonianza di un presente, che ha realizzato alcuni video, si può venire a conoscenza che In questa piazza alcune migliaia di manifestanti, ci vivevano stabilmente da alcuni mesi dopo l’inizio della protesta. Erano state allestite tende, cucine da campo, infermerie, punti di ristoro. Il selciato era stato totalmente divelto, i mattoni frantumati in piccole pietre che venivano lanciate contro le forze dell’ordine. Tutto appariva ben organizzato: i manifestanti, in tuta mimetica, casco e giubbotto antiproiettile con i visi rigorosamente coperti dai passamontagna, si muovevano ordinatamente senza nulla improvvisare, con una chiara ripartizione dei compiti. Supporre he tutta questa struttura, questa logistica, fosse frutto di semplice autogestione è difficile da credere. È impossibile non intravvedere una regia anche solo per finanziare tale impresa. Durante la battaglia notturna la situazione non poteva che presentarsi surreale. i potenti fari della polizia che puntavano sulla Piazza, i lampi e il rumore assordante delle granate antisommossa, le urla dei manifestanti, che da dietro le barricate lanciavano pietre e molotv contro la Polizia e, in sottofondo, dagli altoparlanti del palco, le preghiere continuamente recitate dai preti ortodossi, cattolici ed Uniati. Era presente anche una delegazione di “Radio Maria”: la famigerata e pinzochera emittente Brianzola, tutta dedita a rosari, tridui, novene, fastidiosi sermoni, ecc. Sulle sanzioni contro la Federazione Russa si dovrebbero tener presente le dure parole di Putin. Putin può chiudere i rubinetti verso l’Europa e aprirli verso la Cina. L’Europa ha molto da perdere se continuerà questo duro braccio di ferro con Mosca. Molte aziende italiane hanno individuato il mercato russo come l’ideale partner commerciale, portando l’Italia, fra i Paesi dell’UE, ad essere il secondo esportatore verso la Russia. Le sanzioni contro Mosca, prima di far sentire il loro effetto sulla Russia, condannano a morte tante aziende italiane in un quadro già abbondantemente grave.